Art Yarns

Art Yarns

Vi passo un’anteprima… Corso di filatura avanzato: Art Yarns Si farà in quel di Pettinengo… un bel posticino tra i monti del biellese… il 25 e 26 maggio. Quindi aria buona, buon cibo e tanti tanti fili strepitosi! Vi aspetto! Buona lana a...
Fili “chunky”.

Fili “chunky”.

Un post velocissimo…. sono giorni che voglio scriverlo, ma non riesco a trovare il tempo, più tiranno che mai…Volevo raccontarvi e farvi vedere la  serie di fili chunky che ho filato in questo periodo, utilizzando  lane, colorate con colori vegetali ed estratti, e  un po’ di materiali “da riciclo” che da tempo “stivo” in un capace sacchettone: avanzi di filo, pezzi di stoffe colorate, lana infeltrita….Chunky, aggettivo della lingua inglese che significa “massiccio, pesante o ben piantato”, è un termine che chi conosce un po’ il mondo della lana, associa immediatamente a quei fili cicciotti, carnosi, che è un piacere lavorare con ferri dal 10 in su.Naturalmente per filare queste “corde” si deve usare un filatoio con un orifizio piuttosto grosso, circa un paio di cm: infatti  per divertirmi un po’ ho dovuto acquistare l’apposito kit per fili chunky da montare sulla mia ruota Ashford. Il bello di questo nuovo marchingegno è che si può usare anche per filare fili più tradizionali,e le bobinone tengono la bellezza di 100 gr e più di filo. Il che è un vantaggio indiscusso: più di un etto di filo senza “giunte” e nodini.Comunque ecco un po’di foto: Questo è il classico filo “aura”, inventato da Pluckyfluff: lana di diversi colori,avvolta da uno strato di mohair candido, più un filo in contrasto drappeggiato tutto intorno Lana di pecora biellese bianco naturale, filata con “inclusioni” di strisce di tessuti diversi riciclati Lana Leicester tinta con fitolacca e filata con strisce di tessuto riciclate Lane di diverse razze e colorazioni (castagno, campeggio, fitolacca…) binate con la tecnica navaho assieme a diversi fili di mohair, bianco e marrone scuro Lana di pecora razza Brianzola filata con strisce di...
Sucido: seconda parte

Sucido: seconda parte

Dopo quattro bagni e una settimana di lentissima asciugatura ecco il sucido lavato Come potete vedere il colore si è schiarito un bel po’ E’ stato un bel lavorone (anche perchè la lana non era poca..), ma sono soddisfatta, soprattutto perchè la lana è rimasta morbida e gran parte dei residui vegetali se ne sono andati via con lo sporco. Vi suggerisco, se siete tentate di provare a lavare il sucido: -di utilizzare acqua calda solo nel primo bagno (con detersivo bio o sapone di Marsiglia e un goccio di ammoniaca) e quindi, nei bagni successivi, utilizzare acqua a temperatura ambiente (quella che avrà la vostra lana a quel punto lì). Infatti gli sbalzi di temperatura favoriscono l’infeltritura. – di immergere sempre la lana nel bagno “pronto”. Non fate mai scorrere l’acqua dal rubinetto sulle fibre. -di procurarvi dei capaci scolapasta, nei quali mettere la lana durante l’ammollo. In questo modo non dovrete maneggiarla troppo e potrete immergerla e toglierla dai bagni senza dover strizzare e sprimacciare qua e la : l’acqua colerà via dai buchi senza alcun ausilio meccanico e salverete la lana dall’infeltritura. Ecco la famosa prima matassina, filata dal sucido cardato, dopo il lavaggio Anche qui il colore si è schiarito in un delicato beige, e le fibre , liberate dalla lanolina, si sono gonfiate. Inoltre.. da non credere.. la matassa ha perso (dopo il lavaggio, appunto) ben 10gr di peso: da 30gr a 20gr!!! Infine la prima matassa filata con il sucido “a riccioloni” (non cardato), quello che, nel post precedente, ho fotografato appeso alla spalliera di una sedia.  Questo filo mi piace davvero tantissimo: ha carattere! Penso già a “mescolanze” selvagge...
Dal vello al filo… filare il sucido.

Dal vello al filo… filare il sucido.

Dopo una settimana abbondante di noiosa influenza, oggi, tornata dal lavoro, ho deciso di aggredire i sacchi del sucido, che mi aspettano in veranda. E’ lana  che ho acquistato da “The wool box”:  razza biellese e abruzzese nei colori naturali BEIGE GRIGIO MARRONE Ore 15 e 30: svuoto  sul tavolone il sacco del beige. Mamma mia, è una quantità di lana spaventosa: chissà nel sacco sembrava poca… Mi appresto a dividerla: da una parte le parti infeltrite; dall’altra quella da lavare assolutamente, perchè troppo piena di impurità e paglia (non tantissima la paglia..); poi quella che proverò a filare così, nature, piena di lanolina; infine un mucchietto di fantastici riccioli, che voglio provare a filare così come sono, per ottenere uno di quei fili particolari, stile boa, che te li metti al collo e sei già vestita. Non sono bellissimi? Sembrano già pronti! Ore 16: divisione ultimata A destra la lana da lavare, al centro quella da filare, poi quella un po’ infeltrita (da lavare anche lei ovviamente), davanti i riccioloni. Metto subito a bagno in acqua, detersivo bio e un pochino di ammoniaca la lana da lavare. Mi appresto a cardare il sucido che filerò: divido bene ciocca per ciocca, cercando di togliere le impurità più grossolane. Dove trovo parti un po’ feltrose mi aiuto con le carde. A chi usa le carde a mano consiglio di prendere poche fibre per volta, spazzolare delicatamente, e cercare di formare dei rotolini (rolag) piccoli e molto “ariosi”. Gran parte dello “sporco” cadrà giù. Metto nel cardatore pochissima lana alla volta, in modo che i rulli la spazzolino e tirino via più impurità...
Il cardatore: vizi e virtù

Il cardatore: vizi e virtù

Quando ho cominciato la mia avventura di filatrice, nel primo libro che mi sono comprata, “INTERTWINED”di Pluckyfluff , di cui ammiravo appassionatamente i fili estrosi, delle opere d’arte, mi colpì una frase  : “il pezzo più importante dell’equipaggiamento da avere sottomano per creare dei fili bellissimi è un cardatore a tamburo. E’ persino più importante di un filatoio, perchè un filo ottenuto filando un batt cardato a mano, avrà dieci volte più carattere di quello ottenuto da un top commerciale..preferirei avere un fuso e un cardatore a  tamburo,che una fantastica ruota e un top di lana commerciale “. Dopo avere letto ciò,il mio desiderio recondito diventò avere un cardatore. Dopo indagini e ripensamenti vari, questa estate ho finalmente avuto il mio cardatore un fantastico modello della Strauch. Ora dopo alcuni mesi di utilizzo vorrei tirare le somme( amiche filatrici, prendete nota). punti a favore -si possono mescolare le fibre più disparate -si ottengono bellissimi melange di colore, senza bisogno di fare tinture particolari in quest’ottica è ottimo per chi come me tinge spesso con le erbe ottenendo un  colore uniforme -si riesce a mantenere le fibre soffici e a prepararle in modo ottimale, facilitando  e velocizzando la filatura -si risparmia nell’acquisto di top già miscelati -ogni batt creato è unico e ci si può davvero sbizzarrire punti a sfavore -non fatevi ingannare da certi filmati dove buttano di tutto e di più da un lato e dall’altro esce il batt già pronto e miscelato: le fibre più ribelli e magari un po’ “raggrumate”, tipo ciuffi di mohair, fibre di sari, bottoni di lana (pills), scarti di seta, devono essere prima passate con le carde a mano, sennò...