Tintura vegetale e Ayurveda.

Tintura vegetale e Ayurveda.

  L’unione del fascino dei colori vegetali e delle proprietà curative delle erbe ayurvediche: l’ultima frontiera della tintura naturale é sicuramente questa. Pare che questo procedimento venisse attuato già 2000 anni fa. Da millenni in India si usano foglie, legni, resine e altri elementi vegetali per tingere stoffe mirabilmente tessute a mano. La colorazione vegetale fu soppiantata nell’800 dai colori chimici, forse più squillanti, più resistenti, ma infinitamente più inquinanti. Nel subcontinente indiano, dove gli stabilimenti legati al tessile sono ai primi posti nella graduatoria sia per numero di aziende che di lavoratori, l’impiego della tintura chimica ha causato gravissimi problemi di salute all’uomo e all’ambiente, soprattutto a causa del degrado dei corsi d’acqua e delle falde acquifere. Ma ora, anche qui, sta crescendo il numero di chi torna alla tintura naturale. Si é costituita, a livello nazionale, un’associazione di tintori che, motivati dall’amore per la loro terra, utilizzano solo colori vegetali e si stanno adoperando per riscoprire tutte le sfumature possibili di questa arte antica. Erbe per colorare ed erbe per sanare. Un binomio utile, bello e sostenibile. Questa la particolarità: fissare al tessuto, con un processo naturale, oltre al colore, anche le capacità curative delle miscele di erbe ayurvediche. Ho avuto il privilegio di assistere a questo prezioso lavoro durante un workshop nelle campagne, davvero remote, del Tamil-Nadu. Qui ho trovato tintori che utilizzano il procedimento di colorazione ayurvedica su stoffe di vario genere: cotone biologico, seta, lino, juta, fibra di bambù. Il loro lavoro di ricerca é supportato anche dal vicino stato del Kerala, che ha promosso la sperimentazione dei tessuti ayurvedici in alcuni ospedali, ottenendo...
INDIA: viaggio tra i colori di un’arte tessile millenaria

INDIA: viaggio tra i colori di un’arte tessile millenaria

Prologo Di che materia era fatta Alexandra David Neel? In che metallo inossidabile era stata forgiata questa impavida viaggiatrice? A partire dalla fine dell’800 viaggiò per tutto l’Oriente e, soprattutto, riuscì,  nel 1924, ad arrivare fino a Lhasa, città proibita agli occidentali, dopo un lungo viaggio pieno di peripezie, nel rigido inverno dell’altopiano del Tibet. Ora che sono di nuovo in Oriente non posso fare a meno di pensare a lei, che ha scritto libri che mi hanno fatto sognare e diventare quella che oggi sono. Stavolta il mio viaggio parte dall’estremo Sud dell’India, da Thiruvananthapuram, per gli amici Trivandrum. È la patria della medicina ayurvedica: qui si vive tra oli profumati, misteriose miscele di erbe, colori accesi della terra.   Ma anche frastuono continuo di macchine e clacson, smog, difficoltá logistiche e un paesaggio urbano davvero difficile da sopportare per un occidentale. E poi gente, gente… E coi viaggi della David Neel nella testa, benché siano passati più di cento anni, non posso fare a meno di ammirare il suo coraggio. All’epoca in cui partì dall’Europa ci volevano giorni e giorni di navigazione per approdare nel favoloso subcontinente indiano. Ora in una decina di ore si raggiunge l’aeroporto di Delhi: da li si aprono le porte verso migliaia di opportunità e percorsi. Alexandra veniva in India per studiare la filosofia buddhista e induista ed elevarsi spiritualmente. Ci riuscì così bene da essere riconosciuta “lama”, parola tibetana equivalente a “guru”.     Per me l’India è fonte di grande ispirazione spirituale. Ma stavolta sono qui anche per cercare nuove idee riguardo l’arte tessile in tutte le sue sfumature. Filatura...